Il romanzo e la sua struttura

“«Il vostro Claudio è fuggito, Messalina trema…» Era obbligato il popolo a saper la storia romana per conoscere la sua felicità?”, scriveva Vincenzo Cuoco nel suo Saggio storico sulla rivoluzione napoletana del 1799, riportando le parole dei giacobini, giunti a Napoli nel gennaio del ’99 sotto la guida del generale Championnet. Si tratta, quello della rivoluzione napoletana e della momentanea cacciata dei Borbone in favore dell’istituzione della repubblica, di un periodo storico di cui il Cuoco fu uno dei primi a evidenziare contraddizioni e interrogativi. Nella sua citazione leggiamo ad esempio una critica del linguaggio politico dei francesi, a suo avviso troppo complesso o dotto per essere compreso dal popolo. Ai giorni nostri questa parentesi storica non cessa di suscitare interesse, soprattutto dal punto di vista letterario: come non citare, infatti, il noto romanzo di Enzo Striano, Il resto di niente, incentrato sulla figura di Eleonora de Fonseca Pimentel? Sembra proprio che l’interesse nasca dalla coscienza da parte della storia napoletana di essersi inserita pienamente, in quel momento, in un contesto storico di respiro europeo, intrecciando il suo destino con quello della Francia rivoluzionaria, in quel momento vera e propria protagonista della storia del Vecchio Continente.

Ma veniamo al nostro romanzo e al suo autore: si tratta di Ombra e Rivoluzione, di José Vicente Quirante Rives, il quale è stato direttore dell’Instituto Cervantes di Napoli dal 2005 al 2010 e possiede un profondo legame con la città partenopea. Il libro è stato pubblicato in spagnolo nel 2018 e la traduzione in italiano, riferimento principale per questa introduzione, è del 2020, pubblicata presso l’editore Colonnese. Il romanzo presenta in una struttura composta da brevi capitoli alcuni momenti della vita di Domenico Cirillo, botanico, medico e “patriota” napoletano nato nel 1739. In questi capitoli la narrazione è alcune volte affidata a personaggi interni alla storia, altre a un narratore eterodiegetico, risultando in una coralità di voci e di punti di vista che aggiunge varietà e sapore alla proposta narrativa, senza ingarbugliare il filo del discorso. Molto spesso inoltre l’autore ricorre all’epistola, espediente che permette di condensare varie informazioni senza sacrificare l’agilità e l’immediatezza della prosa. Nella narrazione sono infatti presentati moltissimi avvenimenti storici, menzionando all’interno del testo fatti, personaggi ed eventi in abbondanza, quasi come a voler ricordare al lettore il periodo in cui il romanzo è situato. Il fine di questa scelta potrebbe essere semplicemente quello di informare il lettore meno esperto sugli eventi maggiori del contesto dell’epoca, oppure allietare chi, al contrario, conosce ed apprezza il secolo dei lumi e ama sentirsi immerso nelle vicissitudini che hanno fatto la storia di quella stagione del pensiero. Se questi sono gli intenti, allora possiamo dire che il romanzo risulta piacevole anche a chi non consce particolarmente il Settecento, e desidera saperne di più.

Variazione e cambiamento

Dal punto di vista della cronologia interna al romanzo, la narrazione degli eventi debutta immediatamente in corrispondenza del momento critico, l’imminente impiccagione di Cirillo a causa della sua partecipazione alla rivoluzione napoletana, per poi procedere a ritroso, presentandoci dunque il personaggio nella sua infanzia a Grumo Nevano, in provincia di Napoli, affidato alle cure dello zio, che in ossequio alle tradizioni della illustre famiglia Cirillo lo educa nelle lettere e lo prepara allo studio della botanica prima e della medicina poi. Conosciamo in seguito i suoi spostamenti, negli anni giovanili, che lo conducono nel cuore dell’Europa e non solo, in Inghilterra, in Francia, finanche in Cina, perseguendo la curiosità e la passione per la conoscenza che scopriamo far parte del suo carattere, e intrecciando nel frattempo il suo destino con importanti personaggi dell’epoca, politici, letterati, scienziati e artisti: Benjamin Franklin, Diderot, Angelica Kauffman e Thomas Jones, solo per citarne alcuni.

Siamo ovviamente nel pieno dell’illuminismo, e Cirillo non tarda ad abbracciarne gli ideali in applicazione alla sua curiosità scientifica, permettendogli inoltre d’inserirsi con successo nei principali gruppi di intellettuali. Cirillo diviene dunque un medico apprezzato e stimato; tuttavia, all’apice della sua grandezza e della sua carriera, la partecipazione ai moti rivoluzionari ne decreterà la fine prematura. Ed è qui che sorge la domanda presente nel titolo di questo scritto e anche nel libro: perché cambia un uomo?

Per capire il senso di questa domanda bisogna evidenziare un elemento fondamentale: come si è detto, la narrazione spesso passa da un punto all’altro della vita di Cirillo, a volte con ellissi di svariati anni, cambiando in alcuni casi il punto di vista o il testimone cui sono affidati gli eventi da narrare. In quest’ottica quindi non è casuale la scelta del sottotitolo del romanzo, ossia: Variazioni sul naturalista Domenico Cirillo; e il concetto di variazione ha appunto un’importanza centrale all’interno dell’opera. L’accezione del termine è da cercarsi nella musica, dal momento che nel romanzo troviamo una menzione alle trenta Variazioni Goldberg di Bach e a uno dei suoi maggiori esecutori, Glenn Gould. Come può rientrare Glenn Gould – vi chiederete – nella narrazione di un romanzo collocato nel XVIII secolo? Per rispondere a questo quesito, facciamo un piccolo passo indietro. A cadenza più o meno regolare, i capitoli dedicati alla narrazione della vita di Cirillo sono intervallati da altri capitoli, spesso brevissimi, in cui ci è rivelato un personaggio alquanto misterioso. Non conosciamo infatti il suo nome, visto che è noto soltanto come “il ricercatore”, ma di lui sappiamo che vive nella nostra epoca e la sua vita è strettamente intrecciata alla città di Napoli. Ad un certo punto della sua esistenza, qualcosa cambia nel suo modo di vedere e s’insinua in lui l’idea di scrivere la biografia proprio di Domenico Cirillo. Da quel momento, la narrazione giocherà spesso sulla sovrapposizione di passato e presente, dove quest’ultimo ripercorre il primo (e quasi vi si accavalla), producendo effetti narrativi di grande suggestione. Risulta evidente che il “ricercatore” e la sua creatura, cioè l’immagine letteraria di Cirillo cui egli si propone di dar vita, sono strette da un doppio filo, e grazie alle sue ricerche minuziose si delinea e prende finalmente corpo proprio la storia che possiamo leggere.

È il ricercatore stesso a interrogarsi a sua volta e a più riprese sul cambiamento avvenuto a una certa tappa della vita di Cirillo. Il tema del cambiamento (e perché no, della variazione) è particolarmente evidente in un capitolo, dove ci è mostrato l’incontro di Cirillo con Goethe, collocato temporalmente al 17 maggio 1787. Alle parole del grande genio tedesco sono affidate appunto delle osservazioni circa l’attitudine al cambiamento di Cirillo, che dovrebbe corrispondere alla capacità di mutamento e di adattamento che è tipica della natura da lui tanto a lungo osservata e studiata: “Dobbiamo ammettere la perdita di ciò che eravamo per accogliere ciò che saremo. Superarci, questo è il nostro destino, come si superano le piante. L’unica salvezza è nella metamorfosi, Domenico”. Molto difficile sarà ovviamente, per Cirillo, ignorare un consiglio proveniente da Goethe in persona.

Un invito alla lettura

Il periodo della rivoluzione napoletana è stato complesso e contraddittorio, punteggiato di grandi speranze e di disarmanti delusioni. Troppi erano i contrasti tra il sogno repubblicano di una ristretta classe di intellettuali partenopei e quelli che erano i desideri di un popolo minuto cui non si riusciva a dar voce, o in molti casi a interpretarla. Ad ogni modo, la repressione sanguinosa di tutti gli artefici della rivoluzione non ha fatto altro che lasciare ai sopravvissuti l’onta di contarne i martiri, e tra essi Domenico Cirillo. Cirillo dunque è stato un convinto sostenitore o una vittima della rivoluzione napoletana?

Ne ha abbracciato gli ideali con convinzione, o è stato solo preda di eventi troppo imprevedibili per la sua ratio illuminista? Solo il lettore può tentare di trovare una risposta a questi dubbi cui il testo ci mette di fronte, cercando fra le pagine di Ombra e rivoluzione.

One comment

  1. Très intéressant commentaire qui me donne envie de lire le livre, et d’autant plus que je viens de terminer une “Histoire d’Italie” qui traite, en un long chapitre, de la Révolution Napolitaine de la fin du XVIIIème siècle, ce qui devrait me faciliter la compréhension du roman, du moins dans son aspect historique.
    Je vais donc le commander chez “Eco del Nord”.
    Grazie!

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